LETTERA DAL FUTURO (SECONDA PARTE)
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10/03/2006 | peppon
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Siamo a Giugno 2055, e niente e nessuno può ormai arrestare un processo divenuto irreversibile: il declino della civiltà occidentale. I cinesi stanno per farci il culo. Nel vero senso della parola.
Sta andando tutto a puttane, nipote mio con i tuoi capelli a lunghe trecce, ormai è evidente: la tua società occidentale filoamericana sta tirando le cuoia... ma che ti aspettavi? È successo agli egiziani, ai greci, ai romani, agli austro-ungarici, e ora tocca a te: quando una civiltà diventa troppo ricca e potente inizia a ristagnare, sradica da sola le radici valoriali e morali che l'hanno resa grande e non le sostituisce, si cristallizza, va in autocombustione, le sue fondamenta prendono a scricchiolare come quelle di un palazzo troppo alto, in due parole SI PERDE, e una nuova civiltà emergente è destinata a soppiantarla dopo una lotta devastante, e ricominciare da capo, partendo da zero, o quasi.
Non credere, l'economia e gli eserciti contano, ma fino a un certo punto...è nella testa della gente che si è impiantato il seme dell'inedia, della prostituzione dell'anima, del declino dorato, lento e inesorabile...non c'è da stupirsi se due miliardi di Cinesi incazzati, alleatisi con un altro miliardo e mezzo di Indiani con la compiaciuta neutralità di Russi e Giapponesi, stanno muovendo in profondità le loro truppe in territori che prima erano nostri potentati economico-militari: se nei giorni limpidi non hai un cazzo da fare (e non ce l'hai, con la disoccupazione al 45%...) fatti una gita a Otranto e scruta l'orizzonte...al di là del mare vedrai un soldatino dagli occhi a mandorla salutarti con il dito medio alzato dalle coste dell'Albania, e tra quattro o cinque anni te lo potrai godere semplicemente affacciandoti alla finestra mentre sfila coi suoi mezzi blindati...
Gli arabi di cui tanto ci preoccupavamo io e i miei coetanei sono spariti, inghiottiti dalla sabbia dei loro deserti, ormai a secco di petrolio, e ora condividono lo stesso destino degli africani che, chissà, tra quattro o cinque secoli prevarranno sui rammolliti Indo-Cinesi.
Ma si, ma si, non far finta di non saperlo... i missili sono puntati, nell'adriatico ci sono più bocche da fuoco che pesci...è solo questione di tempo, e tu e i tuoi compagnucci non potete farci niente.
Non più, almeno...e non è colpa vostra...sarebbe dovuta toccare alla mia generazione, quando si era ancora in tempo, risollevare le sorti, dare una sferzata di vitalità, rinnovarsi, cambiare direzione, ribellarsi a una strada che qualcun'altro aveva disegnato per noi: non già la guerra, soluzione facile quanto deprecabile a ogni crisi e ogni tensione, ma la riaffermazione, il rinnovo della propria identità sociale, culturale e umana era la via d'uscita per non innescare un tracollo neppure tanto lento.
Si poteva ancora far qualcosa, svegliarsi dal torpore di una lucida e paralizzante incertezza fatta di part-time, tempo determinato, job sharing, lavoro a progetto, 100000 domande di arruolamento nell'esercito in un anno (strana ventata di patriottismo), e trovare un modo nuovo e creativo per continuare a esistere da persone pensanti; si poteva ancora sforzarsi di mettere le anime in comunicazione; qualcuno di noi, sdraiato sulla spiaggia di Sabbiadoro, bagnante in mezzo ad altri bagnanti tutti con quell'aria annoiata e vissuta di chi ha visto tutto e in realtà non ha visto proprio niente, poteva ancora alzarsi e gridare "ma che cazzo stiamo facendo?".
E invece? E invece no: i giovani erano rammolliti quanto i genitori, perdevano il contatto con essi di generazione in generazione, avevano paura di viaggiare, sperimentare, fallire e ricominciare, reinventarsi, dialogare, rimboccarsi le maniche...e soprattutto e più di ogni altra cosa scappavano dall'emozione, dal sentimento...tutto questo con l'illusione di evitare di aggiungere incertezza all'incertezza ...e allora si rifugiavano in trappole letali: troppo internet, troppa casa fino a 40 anni (e grazie...senza lavoro come fai a vivere da solo?), troppa coca, troppo grande fratello, troppa attesa della raccomandazione del papi, troppo sonno, troppa superficialità e poche, davvero poche palle.
Lo spazio era stretto, ma ci si poteva ancora muovere, creare movimenti, cambiare le carte in tavola, rilanciare, venirsi incontro, creare collaborazione, cooperazione, andare a caccia insieme; era ancora possibile ragionare in termini di sentimenti e non di soldi, non lasciare che un'ambulanza abbandonasse un povero cristo senza assicurazione sanitaria sul selciato, ascoltarsi, comunicare con la sola immensa voglia di star bene e emozionarsi insieme, credere in qualcosa, sentire la passione muoversi nella propria anima, vivere con gioia e orgoglio, essere protagonisti di se' stessi e artefici del proprio destino...forse non sarebbe servito a nulla, forse si sarebbe solo accelerato il declino, forse ci staremmo rivoltando nel rimorso, ma di certo il rimpianto non ci starebbe mangiando l'intestino e le ossa...ma nessuno ha fatto niente di tutto questo...e ora no, signori, il segno è passato, il punto di non ritorno oltrepassato.
È troppo tardi.
Adesso.
Scendo in strada... dammi un goccio della tua birra, amico...
Sta andando tutto a puttane, nipote mio con i tuoi capelli a lunghe trecce, ormai è evidente: la tua società occidentale filoamericana sta tirando le cuoia... ma che ti aspettavi? È successo agli egiziani, ai greci, ai romani, agli austro-ungarici, e ora tocca a te: quando una civiltà diventa troppo ricca e potente inizia a ristagnare, sradica da sola le radici valoriali e morali che l'hanno resa grande e non le sostituisce, si cristallizza, va in autocombustione, le sue fondamenta prendono a scricchiolare come quelle di un palazzo troppo alto, in due parole SI PERDE, e una nuova civiltà emergente è destinata a soppiantarla dopo una lotta devastante, e ricominciare da capo, partendo da zero, o quasi.
Non credere, l'economia e gli eserciti contano, ma fino a un certo punto...è nella testa della gente che si è impiantato il seme dell'inedia, della prostituzione dell'anima, del declino dorato, lento e inesorabile...non c'è da stupirsi se due miliardi di Cinesi incazzati, alleatisi con un altro miliardo e mezzo di Indiani con la compiaciuta neutralità di Russi e Giapponesi, stanno muovendo in profondità le loro truppe in territori che prima erano nostri potentati economico-militari: se nei giorni limpidi non hai un cazzo da fare (e non ce l'hai, con la disoccupazione al 45%...) fatti una gita a Otranto e scruta l'orizzonte...al di là del mare vedrai un soldatino dagli occhi a mandorla salutarti con il dito medio alzato dalle coste dell'Albania, e tra quattro o cinque anni te lo potrai godere semplicemente affacciandoti alla finestra mentre sfila coi suoi mezzi blindati...
Gli arabi di cui tanto ci preoccupavamo io e i miei coetanei sono spariti, inghiottiti dalla sabbia dei loro deserti, ormai a secco di petrolio, e ora condividono lo stesso destino degli africani che, chissà, tra quattro o cinque secoli prevarranno sui rammolliti Indo-Cinesi.
Ma si, ma si, non far finta di non saperlo... i missili sono puntati, nell'adriatico ci sono più bocche da fuoco che pesci...è solo questione di tempo, e tu e i tuoi compagnucci non potete farci niente.
Non più, almeno...e non è colpa vostra...sarebbe dovuta toccare alla mia generazione, quando si era ancora in tempo, risollevare le sorti, dare una sferzata di vitalità, rinnovarsi, cambiare direzione, ribellarsi a una strada che qualcun'altro aveva disegnato per noi: non già la guerra, soluzione facile quanto deprecabile a ogni crisi e ogni tensione, ma la riaffermazione, il rinnovo della propria identità sociale, culturale e umana era la via d'uscita per non innescare un tracollo neppure tanto lento.
Si poteva ancora far qualcosa, svegliarsi dal torpore di una lucida e paralizzante incertezza fatta di part-time, tempo determinato, job sharing, lavoro a progetto, 100000 domande di arruolamento nell'esercito in un anno (strana ventata di patriottismo), e trovare un modo nuovo e creativo per continuare a esistere da persone pensanti; si poteva ancora sforzarsi di mettere le anime in comunicazione; qualcuno di noi, sdraiato sulla spiaggia di Sabbiadoro, bagnante in mezzo ad altri bagnanti tutti con quell'aria annoiata e vissuta di chi ha visto tutto e in realtà non ha visto proprio niente, poteva ancora alzarsi e gridare "ma che cazzo stiamo facendo?".
E invece? E invece no: i giovani erano rammolliti quanto i genitori, perdevano il contatto con essi di generazione in generazione, avevano paura di viaggiare, sperimentare, fallire e ricominciare, reinventarsi, dialogare, rimboccarsi le maniche...e soprattutto e più di ogni altra cosa scappavano dall'emozione, dal sentimento...tutto questo con l'illusione di evitare di aggiungere incertezza all'incertezza ...e allora si rifugiavano in trappole letali: troppo internet, troppa casa fino a 40 anni (e grazie...senza lavoro come fai a vivere da solo?), troppa coca, troppo grande fratello, troppa attesa della raccomandazione del papi, troppo sonno, troppa superficialità e poche, davvero poche palle.
Lo spazio era stretto, ma ci si poteva ancora muovere, creare movimenti, cambiare le carte in tavola, rilanciare, venirsi incontro, creare collaborazione, cooperazione, andare a caccia insieme; era ancora possibile ragionare in termini di sentimenti e non di soldi, non lasciare che un'ambulanza abbandonasse un povero cristo senza assicurazione sanitaria sul selciato, ascoltarsi, comunicare con la sola immensa voglia di star bene e emozionarsi insieme, credere in qualcosa, sentire la passione muoversi nella propria anima, vivere con gioia e orgoglio, essere protagonisti di se' stessi e artefici del proprio destino...forse non sarebbe servito a nulla, forse si sarebbe solo accelerato il declino, forse ci staremmo rivoltando nel rimorso, ma di certo il rimpianto non ci starebbe mangiando l'intestino e le ossa...ma nessuno ha fatto niente di tutto questo...e ora no, signori, il segno è passato, il punto di non ritorno oltrepassato.
È troppo tardi.
Adesso.
Scendo in strada... dammi un goccio della tua birra, amico...
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